INTERNATIONAL WATCH · EVIDENCE VERIFICATION

Il 53,7% delle aziende agricole è davvero circolare? Dal dato ISTAT al claim verificabile

Un dato statistico può essere corretto e, nello stesso tempo, diventare fuorviante quando perde il proprio denominatore, il metodo e ciò che è stato realmente misurato.

Cognitive Logic · 22 settembre 2026

Più della metà delle aziende agricole italiane è circolare?

La domanda nasce da un dato autorevole. Nel focus “Innovazione e pratiche sostenibili in agricoltura – Anno 2024”, pubblicato il 27 febbraio 2026, ISTAT afferma che «più della metà delle aziende, il 53,7%, afferma di aver introdotto pratiche connesse all’agricoltura circolare».

La formulazione è precisa. Ma basta trasformarla in “il 53,7% delle aziende agricole italiane pratica l’agricoltura circolare” perché il significato cambi.

Il numero rimane lo stesso. L’evidenza no.

Per questo bisogna ricostruire l’intera catena: fonte → metodo → dato → interpretazione → claim → decisione → responsabilità.

Da dove viene il 53,7%

Il dato deriva dalla prima edizione dell’Indagine Multiscopo dell’Agricoltura 2024, codice PSN IST-02845, realizzata nell’ambito del Censimento permanente dell’Agricoltura.

Le informazioni si riferiscono principalmente all’annata agraria 2023-2024. La raccolta è stata effettuata dal 7 gennaio al 15 maggio 2025.

La popolazione di riferimento è costituita dalle aziende agricole attive a settembre 2024. La lista di estrazione comprendeva 628.208 aziende con fascicolo AGEA attivo e gestito da un Centro di assistenza agricola aderente alla convenzione con ISTAT.

Il campione teorico era costituito da 55.008 aziende. Il disegno era stratificato e autoponderante, con correzione per le mancate risposte e calibrazione rispetto ai totali regionali noti. La raccolta è stata effettuata con tecniche CAWI e CAPI.

Come è stato prodotto il dato

Cosa è sufficiente per entrare nel 53,7%

Un’azienda rientra nel 53,7% quando dichiara di avere adottato almeno una delle pratiche considerate dall’indagine:

Il 53,7% non misura quindi automaticamente la quota di aziende che abbia trasformato l’intero proprio modello produttivo in un sistema circolare.

Dichiarazione, comportamento verificato e risultato ambientale

È necessario distinguere tra tre livelli.

Dichiarazione: l’azienda indica nel questionario di avere adottato una pratica.

Comportamento verificato: documenti o misurazioni consentono di accertare materialmente la pratica.

Risultato: viene misurato l’effetto prodotto, per esempio la quantità di pesticidi evitata, il recupero dei residui o l’impatto sul suolo.

La natura dichiarativa non rende il dato inattendibile. Significa semplicemente che tale natura deve essere conservata quando il dato diventa comunicazione.

Il denominatore cambia il significato

Pratica Tra le aziende con almeno una pratica Incidenza indicativa sul totale*
Riduzione pesticidi37,0%19,9%
Riduzione fertilizzanti35,7%19,2%
Riduzione antimicrobici25,3%13,6%
Riduzione perdita nutrienti24,6%13,2%
Reimpiego residui e scarti20,1%10,8%
Carbon farming2,9%1,6%

* Elaborazione Cognitive Logic ottenuta moltiplicando il 53,7% per ciascuna percentuale condizionata pubblicata da ISTAT. Non è un dato ufficiale ISTAT e risente dell’arrotondamento dei valori pubblicati.

Tre claim, tre diversi livelli di evidenza

Claim Evidenza Esito
Il 53,7% delle aziende rappresentate dall’indagine dichiara almeno una pratica classificata come connessa all’agricoltura circolare. Conserva natura dichiarativa, criterio e perimetro statistico. VERIFICATO
Il 53,7% delle aziende agricole italiane pratica l’agricoltura circolare. Trasforma almeno una pratica dichiarata in una caratteristica complessiva dell’azienda. PARZIALMENTE VERIFICATO / POTENZIALMENTE FUORVIANTE
Il 53,7% delle aziende agricole italiane è sostenibile. Il dato non misura una performance complessiva di sostenibilità. NON SUPPORTATO DAL DATO

Cosa il 53,7% non dimostra

Una discrepanza metodologica da chiarire

ISTAT indica un campione teorico di 55.008 aziende e 42.953 questionari compilati, riportando contemporaneamente che questi corrisponderebbero a circa l’85,5% del campione teorico iniziale.

Il rapporto aritmetico diretto 42.953 / 55.008 è invece pari a circa 78,1%.

Nella documentazione pubblica verificata da Cognitive Logic non è stata individuata una spiegazione che consenta di riconciliare esplicitamente i tre valori.

Il punto viene quindi classificato come apparente discrepanza metodologica da chiarire, non come errore accertato.

Dal dato al claim

Una fonte autorevole non rende automaticamente corretto ogni claim costruito utilizzando i suoi numeri.

ISTAT produce e documenta il dato statistico. Il passaggio successivo consiste nel verificare che titoli, dichiarazioni aziendali, documenti istituzionali o comunicazioni pubbliche non attribuiscano al dato più di quanto esso possa dimostrare.

Bisogna conservare almeno cinque elementi: cosa è stato misurato, come, su quale popolazione, con quale denominatore e fino a quale conclusione l’evidenza consente di arrivare.

Data must be intelligible.

Fonti primarie


Il punto non è mettere in dubbio il dato. È impedire che, nel passaggio dalla statistica alla comunicazione, il dato venga chiamato a dimostrare ciò che non ha misurato.